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venerdì, 21 novembre 2008

QUANTO VALE AEROLÍNEAS ARGENTINAS DOPO 18 ANNI DI PRIVATIZZAZIONE? MENO DI UN CAFFÈ!

di Gennaro Carotenuto, Giovedì 20 Novembre 2008

in esclusiva su Latinoamerica

Se Alitalia piange e si privatizza, Aerolíneas Argentinas torna pubblica per il valore simbolico di un peso, meno di 25 centesimi di Euro “e la macchina dà il resto”. Questo è quel che resta e questo è il prezzo stabilito dalla Commissione bicamerale sulle privatizzazioni di Buenos Aires dopo la più disastrosa privatizzazione della storia.
Gli spagnoli di Marsans, gli ultimi svuotatori di quella che fu una delle più floride compagnie aeree al mondo, oltre a lasciare allo Stato debiti per un miliardo di dollari pretendevano anche di essere risarciti con 350 milioni mentre i tribunali avevano stabilito che AA avesse oramai un valore negativo di 622 milioni di dollari. Di conseguenza lo Stato non può neanche rilevare quel che resta di Aerolíneas. Perché non resta nulla.
Ecco una storia tragica ma educativa anche per chi sostiene che la privatizzazione di Alitalia sia la panacea, e che parte da Carlos Menem e da Iberia (Cfr. G. Carotenuto, La «sovversione economica» dell'Areolíneas Argentinas, in “Latinoamerica”, 2001, n. 76-77, pp. 120-124).
Era il 1990, l’epoca della Reconquista, quando i tangentocrati delle multinazionali spagnole sbarcavano a fare shopping a Buenos Aires con le valigie piene di dollari e secondo alcuni calcoli pagarono due miliardi, sempre in valuta statunitense, in tangenti in cambio di sconti sul valore delle privatizzazioni per almeno 10 miliardi. Fu Carlos Menem a regalare all’Iberia, all’epoca ancora pubblica, Aerolíneas Argentina. Regalare perché la compagnia di bandiera del paese australe non aveva un peso di debiti ed era in attivo economico. Fu pagata appena mezzo miliardo di dollari ma lo stato argentino si impegnò a spendere 800 milioni per favorire gli affari di Iberia. Ovvero perse immediatamente 300 milioni, che qualcuno recuperò in tangenti.
Alla compagnia di bandiera spagnola non interessava AA, interessavano solo le sue ricche rotte tra Europa e Sud Atlantico. E quindi cominciò lo svuotamento ripetendo alla lettera quello che nell’87 al cinema si era visto nella pellicola “Wall Street” con Michael Douglas. Nel giro di dieci anni AA aveva dimezzato le sue quote e la controllante se n’era appropriata. Mentre AA si svuotava si arricchivano le casse dei partiti spagnoli. Secondo il giudice Jorge Ballesteros nei momenti migliori sia il PSOE di Felipe González sia il PP di José María Aznar arrivarono ad appropriarsi di 30 milioni di dollari al mese direttamente dalle casse della compagnia straniera.
Per Aerolíneas era solo l’inizio. Attraverso vari complessi giri i killer dell’Iberia si disfecero dell’oramai inutile compagnia e la passarono a un’altra società spagnola, Marsans che ha continuato nello svuotamento. Oggi AA è una compagnia fantasma, si sono persi 10.000 posti di lavoro, possiede appena sei aerei ed ha debiti per un miliardo di dollari che i contribuenti argentini dovranno ripianare. Quando a luglio il governo di Cristina Fernández decise la nazionalizzazione la Marsans ebbe la faccia tosta di chiedere ancora soldi. Otterrà un peso, meno di un caffè e deve andargli benissimo.
Adesso per Aerolíneas Argentinas siamo all’anno zero. Per lo Stato è evidentemente strategico avere una compagnia di bandiera e dovrà investire molto per farlo. Ma non era evidente già 18 anni fa?

fonte www.gennarocarotenuto.it

postato da criticacervi alle ore 15:56 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: dal mondo


Commenti

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Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
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