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Valle Caudina
L'Ernesto multimediale - valle caudina
martedì, 07 ottobre 2008

LOTTANDO PER LA LORO TERRA. STORIA DEL POPOLO YUPKA, GLI ULTIMI CARIBE

di Gennaro Carotenuto, Martedì 7 Ottobre 2008

in esclusiva su Latinoamerica

Per millenni hanno convissuto con la natura nella Sierra del Perijá, nell’estremo ovest del Venezuela al confine con la Colombia. Gli Yupka sono oggi tra gli ultimi Caribe, una delle grandi etnie amerindie spazzate via dalla Conquista. Favorite dallo scarso popolamento del Venezuela, hanno cominciato a soffrire le conseguenze del popolamento solo a XX secolo inoltrato.
Cacciati dai loro territori, hanno sofferto per generazioni gravi forme di denutrizione che li ha resi piccolissimi di altezza, tanto che alcuni parlano di nanismo di massa. I nemici sono quelli di sempre, i latifondisti con i loro sicari e la polizia venezuelana corrotta che se ne fa complice. Ma adesso esigono quel rispetto dei loro diritti ancestrali che garantisce loro la Costituzione bolivariana.
Vivono in una zona remota e montagnosa. Questo li ha salvati nel corso dei secoli ed ha permesso loro di mantenere la maggior parte delle loro usanze, la loro lingua caribe e le loro credenze religiose. A partire dall’inizio del XX secolo, ma in maniera sistematica dagli anni ’70, sono stati costretti sempre più verso le montagne, in condizioni di vita sempre più difficili. Da anni oramai gli Yupka sono stati espulsi completamente dal loro territorio, i loro luoghi sacri, ma anche quelli dai quali si alimentano e in particolare dai quali potevano diversificare con proteine la loro alimentazione.
La loro situazione è peggiorata in maniera intollerabile negli ultimi mesi. Nel mese di luglio il più anziano della comunità, José Manuel Izarra, un patriarca di 105 anni, è stato selvaggiamente picchiato fino a causarne la morte da sicari al servizio dei latifondisti della zona. Da quel giorno, di fronte alla mobilitazione degli Yupka, in ripetuti casi la guardia nazionale venezuelana si è schierata con i latifondisti, reprimendo la comunità e gruppi di studenti dell’Università bolivariana di Caracas venuti a portare solidarietà.
Per il cachique, il capo della comunità, Sabino Romero, un giovane di 26 anni, il latifondo ha sviluppato una cultura dell’impunità nella quale esercito e polizia sono sempre stati complici: “quello che sorprende è che ben poco si sia modificato con l’attuale processo rivoluzionario”. Per gli Yupka, nonostante abbiano partecipato al processo partecipativo della scrittura della Costituzione bolivariana, che garantisce loro la restituzione delle terre ancestrali, Caracas è lontana come sono rimaste lontane le parole del presidente Hugo Chávez che la settimana scorsa ha affermato pubblicamente che compito delle forze armate è proteggere gli Yupka e non i latifondisti. Tuttavia le parole di Chávez hanno reso pubblico il loro caso.
Oltre a Chávez si è dovuta esporre la ministra per i Popoli indigeni Nicia Maldonado, impegnandosi a concludere in fretta il lento processo di demarcazione delle terre. Per gli Yupka, che soffrono fame e repressione al momento quelle di Chávez restano le parole di “un mediatore che rispettiamo”. Meno sembrano rispettare la ministra Maldonado, che accusano di immobilismo, di aver più volte intimato loro di rispettare la proprietà privata dei latifondisti, e di averli invitati a sviluppare un fantomatico turismo nelle zone montagnose e aride dove si sono dovuti rifugiare e vivono nell’inedia.
Per il governo bolivariano far rispettare la Costituzione è l’unica maniera di dar sostanza al processo rivoluzionario e garantire i diritti degli ultimi della terra.

fonte www.gennarocarotenuto.it

postato da criticacervi alle ore 15:37 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: dal mondo


Commenti

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare.
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